Spettacolo vincitore Premio Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti” Spazio Rossellini, Roma 19.12.2025
di e con Roberto Scappin, Paola Vannoni
produzione quotidianacom, Tuttoteatro.com, Kronoteatro
con il sostegno di Regione Emilia Romagna
Dopo l’affermazione nel 2022, la compagnia romagnola ha messo nuovamente d’accordo la giuria, che le ha assegnato il riconoscimento più ambito per lo spettacolo Vorrei morire non so come fare.
La giuria del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti 2025, diciannovesima edizione, composta da Grazia Maria Ballerini, presidente, Massimo Marino, Andrea Pocosgnich, Elisabetta Reale, Attilio Scarpellini, Mariateresa Surianello, ha assegnato il a Vorrei morire non so come fare dei Quotidianacom,
“per la qualità della scrittura scenica, sempre tesa a rovesciare le attese e ad aprire prospettive inedite, per l’acuminato trattamento di una tematica, quella della malattia e della morte, che ci coinvolge tutti, sviluppata con algida, nichilistica potenza”.
Link all’articolo
Sinossi
Tira è un lui. Molla una lei. Stanno procedendo incredibilmente vivi verso la morte, anche se la citano con desiderio. Ma è forse solo una curiosità capricciosa. Analizzano e inventano il reale, sovrapponendosi alle vite di altri per affiorare, sbeffeggiati, da se stessi.
ArroccatI su un palco si scambiano parole; domande essenziali che generano discorsi spiantati, ma se vi si vigilasse si aprirebbero fenditure sull’estensione della loro giornaliera concretezza.
Le cose ordinarie entrano nel mulinello dei dubbi radicali, il raziocinio oscilla serrato, sverniciato da un’ironia che reclama rettitudine. Tira e Molla ampliano la logica del loro ragionare; temporanee risposte a domande fameliche, nello “studio” caliginoso del definitivo.
Il dialogo scorre nella gora comica che lascia suggerisce tentennamenti interdetti. Pare che ‘non succede nulla’. Il metraggio del pensiero è veloce, conferisce prontezza alle risonanze. Le ruvidità tinteggiano di coraggio il “vertice” modulare di ragionamenti elaborati che tornano primordiali.
In sottofondo occhieggia, a ritmare la scansione delle parole, a separare i disordini della mente, un ritmo, una percussione quasi involontaria che i corpi producono all’unisono avvicinandosi a, aspettando che, lottando per.
Tutto si ammanta di una tensione all’autodeterminazione, del vivere, del morire, di addormentarsi cullati da una ninnananna.