spettacoli teatrali

Opere di omissione

un progetto di quotidiana.com
con il sostegno di Provincia di Rimini, Regione Emilia Romagna
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazone
con Roberto Scappin e Paola Vannoni

da  dove
Forse perché ci sono uomini che più di altri hanno voluto conoscere ciò che l’orrore protegge nelle pieghe imbrattate della storia d’Italia, uomini massacrati a un passo dalla verità e perciò ancora più vivi, presenti, in questo nostro tempo che ne inghiotte la mancanza, mai colmata da altri uomini o donne con la medesima sfrenata e fiera determinazione; forse è riallacciandoci alla storia di questi uomini, andando a ritroso per poi tornare ai nostri giorni, che abbiamo ritenuto inarrestabile lo sprofondamento nella memoria indicibile di questo Paese, memoria non più di esclusiva proprietà dei criminali che l’hanno scritta, memoria che è fuoriuscita come bava arroventata dalle bocche esplose di chi l’ha espulsa. Ci sono stati e ci sono, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,  che invece di altri uomini questa memoria l’hanno pretesa, e offerto la loro vita per ascoltarla.  Per consegnarcela.

Gli interrogativi su cui decliniamo il nostro sconcerto esistenziale, in Opere di omissione convergono su un unico obiettivo, genericamente indicato con il termine mafia.
Non sul fenomeno mafioso in quanto tale, ma sulle alleanze che questa ha saputo tessere fin dalle sue origini con lassisti organi delle istituzioni, che non solo non hanno impedito il compiersi di crimini e stragi ma ne sono stati spesso i suggeritori e i protettori.
Sono temi che si sfiorano, connessioni che si accennano, tra i denti, perché la loro divulgazione potrebbe costituire limitazione alla sovranità nazionale tutelata dal Segreto di Stato; perché potrebbero cadere, uno dopo l’altro, sotto le accuse più infamanti, storici e contemporanei personaggi illustri delle nostre istituzioni.
Chi è Stato? Come cittadini costretti a investigare per strapparci dalla brutalità della disinformazione, cerchiamo le tracce della storia occultata inabissandoci nel vortice delle testimonianze, ricostruzioni, prove. Un’indagine privata, confusa, concitata, ammorbata dai sospetti che si materializzano in corpi, nomi, persone.
La faccia spavalda della mafia sembrerà farci addirittura meno schifo, meno orrore di quella in controluce coperta dal segreto di Stato; perché Cosa Nostra, la mafia più potente, ha spartito i suoi interessi, i suoi omicidi, la sua stagione delle stragi, un po’ con tutti quelli a cui facevano comodo. E quelli non sono persone comuni. Le responsabilità che avrebbero già ingabbiato il Sig. Rossi nulla possono contro l’immunità criminale.
Ci muoviamo senza troppa cautela nel campo minato dei dogmi indiscussi, dei sissignore e dei sarà fatto, dei mi pento e mi dolgo e dei sia fatta la tua volontà.


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