rassegna stampa

TABÙ Ho fatto colazione con il latte alle ginocchia

 

 


 

TABU' a Kilowatt Festival

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Kilowatt Festival 2020


Cari Lucia Franchi e Luca Ricci, ho fatto di nuovo sosta a Sansepolcro, mi sono ancora una volta immerso nel vostro Kilowatt Festival. […] Dentro il Teatro della Misericordia, nel rispetto degli assetti in sicurezza, ho percepito le specularità meta-trasgressive, la contro-etica sessuale, i lavaggi depressivi del cervello, un’altra odierna collezione di pillole manganelliane miste a neo-barthesiani frammenti di un discorso amoroso, con partitura battutistica formattata, introspettiva e con postumi di lockdown di quotidiana.com, ossia di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni, alle prese con “Tabù”. […]

(Rodolfo Digiammarco, cheteatrochefa, 17 settembre 2020)

 


 

Kilowatt Festival: Sorprendersi nell’arte della tradizione

[…] Nel  corso della diciottesima edizione del Festival di teatro Kilowatt a Sansepolcro – con la direzione artistica di Luca Ricci e Lucia Franchi – si è voluto marcare questo desiderio di trasmissione, o meglio di innovazione attraverso quest’ultima.  […] Riusciti e arrivati perché reali e artefatti, finti e veri e per questo eclettici e ammalianti i quotidianacom presentano il loro ultimo lavoro Tabù. Ho fatto colazione con il latte alle ginocchia: una ricerca del linguaggio nei divieti morali che hanno il compito di proteggere l’essere umano ma il realtà lo colpiscono con dolore e male. […]

(Maria Francesca Stancapiano, Rumorscena.com 12 agosto 2020)

 


 

Meditazione notturna su limite e linguaggio. Tabù dei quotidianacom 

Una donna e un uomo si svegliano inquieti nel cuore della notte per rileggere un messaggio di posta elettronica ricevuto il giorno precedente. Il mittente afferma di aver ripreso uno dei due mentre si masturbava guardando un porno su internet. A destra ci sarebbe il video osceno, a sinistra la donna o l’uomo in “bella” vista che «s’accontenta». Il mittente minaccia quindi di diffondere la ripresa ai contatti della coppia, a meno di non ricevere entro 48 ore un pagamento di 269 € in Bitcoin. Segue l’ambiguo saluto «Auguri!», che allude alle torbide e imbarazzanti conseguenze che l’uomo o la donna dovrà affrontare in caso di mancato pagamento.
Con questa circostanza iniziale, si apre Tabù. Ho fatto colazione con il latte alle ginocchia, nuovo spettacolo teatrale della compagnia quotidianacom (Paola Vannoni, Roberto Scappin).
Il lavoro è incentrato sul problema di come “scaricarsi” delle inquietudini che nascono dalla lettura dello strano messaggio e non lasciano dormire la coppia, che dichiara di essere caduta «nel panico, (in) un imbarazzo… abbastanza sostanzioso». A un primo livello di lettura, si riconosce certo un piano realistico. La coppia si chiede se la minaccia sia fasulla o fondata, giacché almeno l’uomo dice di aver guardato uno di questi video. Sorgono così domande come: anche la donna si è «accontentata» guardando fotogrammi osceni, ma non lo ammette? Cosa c’è di scabroso in sé nella masturbazione? Ci si deve vergognare dei piacere dell’onanismo, o bisogna lodarne gli effetti benefici?
Non è però la possibilità di essere stata ripresa che lascia inquieta e insonne la coppia. L’uomo e la donna arrivano presto alla conclusione che il video non è stato davvero filmato e che, se anche lo fosse stato, di certo la conseguenza di esporsi allo sguardo altrui non è disastrosa come fa sembrare il latore del messaggio. La coppia avrebbe potuto tornare serenamente a dormire e non avrebbe continuato per almeno altri quaranta minuti sveglia per parlare di piacere, fisiologia, desiderio. Ciò che genera inquietudine e insonnia non è allora “che” il messaggio è stato inviato loro, ma “perché” esista e possegga tale potere minaccioso. Il «panico» o l’«imbarazzo» che non lascia dormire è di natura conoscitiva e pubblica, non psicologica e privata.
Accade dunque che il discorso che dapprincipio parla di sesso e piacere prima scivoli, poi precipiti, in una meditazione notturna sulla genealogia del “tabù”, o del divieto di compiere un determinato atto sotto gli occhi scandalizzati di tutti. La parola era stata studiata in relazione al piacere e al desiderio già da Freud, precisamente nel saggio Il tabù e l’ambivalenza emotiva del 1912, poi confluito in Totem e tabù (Sigmund Freud: Opere. Vol. 7: Totem e tabù e altri scritti 1912-1914, a cura di C.L. Musatti, Torino, Bollati Boringhieri, pp. 27-80).
Secondo lo psicologo, “tabu” indica l’orrore reverenziale verso pratiche vietate che «concernono perlopiù la possibilità di godere di qualcosa, la libertà di movimento e di rapporti», come il mangiare carne o l’incesto, dalla cui infrazione discende una punizione attuata o da se stessi, o da presunti spiriti, o dall’intera società. Di questi divieti nessuno ricorda la genesi e, se studiati a fondo, il più delle volte si rivelano innocui e infondati.
Mangiare carne non è dannoso, mentre l’orgasmo che si ha con la madre non è di per sé fisiologicamente diverso da quello che si potrebbe avere con un’altra donna. E poiché questi atti sono piacevoli, il “tabù” riposa su un’«ambivalenza emotiva». Essi sono temuti e desiderati nello stesso tempo. Il desiderio rende necessaria l’imposizione del divieto, ma il divieto accende a sua volta il desiderio di questi piaceri proibiti.
Ora, la meditazione notturna della coppia di Tabù segue consapevolmente l’ipotesi di Freud e nota che il potere minaccioso del messaggio anonimo dipende da un tabù. Masturbarsi è un atto in sé piacevole e persino benefico, dunque desiderabile. Ma poiché esiste il divieto di farlo in pubblico, per ragioni poco chiare o addirittura ignote, ecco che questo piacere diventa osceno, disdicevole e proibito. Come Freud, inoltre, la donna riconosce la fissazione psichica che origina l’ambivalenza emotiva. Ella dice che «il desiderio di osceno è desiderio di liberarsi dalle regole. Liberare il corpo che è compresso», quindi che il piacere dell’oscenità passa per l’infrazione del divieto stesso
La coppia va tuttavia con Freud oltre Freud. Ciò che lo psicologo non aveva notato è, infatti, che c’è persino qualcosa di anteriore al desiderio e al divieto, dunque al tabù. Si tratta del “linguaggio”, che nella meditazione notturna dell’uomo e della donna si presenta come un “limite”. Recuperando il principio che Wittgenstein enuncia all’interno del Tractatus logico-filosofico («I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo»), la coppia giunge a concludere che i tabù esistono perché esiste la parola che limita e crea paletti, proibisce e confina. Se però i limiti di cui parlava il filosofo viennese riguardano il piano dell’espressione e dell’enunciazione, dunque della conoscenza logica, i quotidianacom li interpretano sul piano dell’etica e della vita. Il nostro mondo è limitato dal linguaggio che impone che certe cose non vanno fatte, benché piacevoli. Si può concluderne che quotidianacom “freudizza” la logica di Wittgenstein e “wittgensteinizza” la psicologia di Freud.
Il resto della meditazione notturna su limite e linguaggio di Tabù si rivolge poi a due altre tematiche importanti. Da un lato, l’uomo e la donna analizzano i nostri comportamenti linguistici/mentali per scoprire quanti altri tabù esistono, oltre a quello della masturbazione.
La coppia arriva a concludere che ce ne sono infiniti altri, tra cui il tabù del riposo, del pensiero, della vecchiaia, del fallimento. Tutti questi si riducono, però, a un unico divieto: quello di «essere se stessi», dunque esseri umani fallibili e bisognosi di quiete, improduttività, silenzio.
La constatazione che Tabù attua soprattutto un’analisi linguistica giustifica anche la presenza di un busto di Aristotele al centro della scena, che separa l’uomo e la donna tra loro.
Questi era del resto il filosofo che più di ogni altro nell’antichità ha riflettuto su come le strutture del linguaggio rispecchiano le strutture del pensiero, che si rivelano soprattutto con lo studio critico delle opinioni condivise dai più (i cosiddetti endoxa).
Dall’altro lato, la meditazione notturna di Tabù allude anche a due mezzi per infrangere i divieti senza cadere nello stigma sociale e mostrare la loro volatilità, ossia il confronto con gli animali e l’uso del comico. L’uno mostra che in natura questi divieti non esistono e che «essere se stessi» è l’unica cosa di cui un vivente incorrotto ha davvero bisogno, tanto da arrivare a proporre che le bestie non si sono volute evolvere per rinunciare al linguaggio che limita i loro piaceri.
Il comico è invece la conseguenza dello sforzo di mostrare l’inconsistenza dei tabù. Gli umani costruiscono tortuosi processi mentali, faticosi giudizi di valore, labirintiche associazioni verbali per arrivare alla fin fine a vietare qualcosa che di per sé non è pericoloso, come il lusso di sbagliare, anzi delle volte si mostra persino utile, come il riposo e la riflessione. L’asimmetria tra la complessità dello sforzo e la modestia o follia del risultato fa percepire l’assurdità del divieto, producendo il riso.
Da ciò si deduce che per quotidianacom il comico non è sinonimo di intrattenimento. Esso è piuttosto una forma di liberazione e di conoscenza etica.
L’insieme di queste considerazioni permette infine di prevenire una potenziale obiezione a Tabù: che lo spettacolo è povero di teatro, perché si esaurisce nell’attività soltanto verbale e non si traduce mai in azione fisica. La critica è prevenuta dalla constatazione che il lavoro non poteva procedere diversamente.
Se il linguaggio con i suoi limiti è il vero oggetto di riflessione di Tabù, allora solo l’azione verbale può rivelarsi efficace e concreta. Si può così concludere che la dimensione teatrale di Tabù non solo non è assente, anzi è assai presente. Il lavoro è del resto la rappresentazione del dramma del linguaggio che riflette sui (e ride dei) limiti di se stesso.

(Enrico Piergiacomi, liminateatri.it 09/08/2020)

 


 

Kilowatt Festival: Viaggio al termine della notte

[…] Data la preponderanza degli interventi su questo tema, non sembra un caso constatare che l’etica è il concetto chiave di altre proposte di Kilowatt Festival. Si può menzionare, a tal riguardo, almeno Tabù. Ho fatto colazione con il latte alle ginocchia: il nuovo lavoro dei Quotidianacom che è un autentico scavo nel linguaggio e nei divieti morali che dovrebbero in teoria difendere gli esseri umani dalla devianza mentale o dalla perversione, ma che nella pratica proiettano in comportamenti più osceni e dannosi rispetto a quelli coperti.
Il lavoro del duo artistico parte da un messaggio inviato da un anonimo ricattatore, che minaccia di mandare a tutti i loro contatti un video che li riprende mentre si masturbano guardando un film porno, a meno di non ricevere un pagamento immediato in Bitcoin. Ciò tradisce che esiste un forte tabù linguistico/sociale sulla masturbazione, che in fondo è una pratica che in sé non ha niente di scandaloso o cattivo, diversamente da altre.
Quotidiana.com insistono soprattutto sul fatto che nessuno trova da ridire sullo stile di vita frenetico, produttivistico dei nostri tempi, che obbliga a qualcosa di più terribile dell’atto di masturbarsi sotto lo sguardo di altri: il divieto del riposo e del fallimento, o la negazione della libertà di rallentare e sbagliare. […]

(Enrico Piergiacomi, doppiozero.com 31/07/2020)

 


 

KILOWATT SANSEPOLCRO:  IL PIACERE DEL FESTIVAL

E sì, valeva davvero la pena andare a San Sepolcro per il Kilowatt Festival. Non solo per rendere dovuto omaggio a Piero della Francesca, che in questo bellissimo borgo toscano nacque, visse e diede spazio al suo genio, ma anche perché la bella manifestazione diretta da Luca Ricci e Lucia Franchi ha ricorfermato che il teatro italiano sta superando – nonostante mille difficoltà – i cupi mesi del lockdown.  […]
La prima giornata è andata nel segno del teatro scabro di una compagnia orgogliosamente ostinata: quotidianacom. Il duo riminese, Roberto Scappin e Paola Vannoni, da anni ci invitano alle loro sulfuree riflessioni, ai loro dialoghi sempre in sottrazione e in astrazione, viscerali e aerei allo stesso tempo. Entrano quasi riluttanti in scena, sottilmente si fanno spazio, a forza di elucubrazioni e esausti battibecchi, si impossessano di un ritmo blando che tengono fino allo sfinimento. Dilagano poi nella loro intelligente dialettica, senza risparmiare nessuno, primi fra tutti loro stessi.
A San Sepolcro hanno presentato Tabù, faccio colazione con il latte alle ginocchia, requisitoria su tutti i nondetti, i nascosti, le vergogne indotte e subite di questa nostra bigotta società.
Non pretendono verità, i due: semplicemente dicono e si dicono, esterrefatti eppure partecipi delle nostre meschinità. Il dialogo avanza quasi per ineluttabilità, per rassegnata ironia: il fallimento di tutti e ciascuno, l’impossibilità di essere normali, tutto passa nel filosofico tritacarne (è il caso di dirlo) di quotidiana.com.
Da anni il gruppo sembra fare lo stesso spettacolo, fedeli alla linea della loro cocciuta originalità: cambiano i termini del discorso, cambiano le incrinature del patinato mondo in cui affondano le mani, ma resta l’aspra denuncia della banalità del vivere. Se ne esce esasperati e stupiti da questo Tabù, pensando a quanto e come ci voglia coraggio per non affondare nelle nostre esistenze. […]

(Andrea Porcheddu, glistatigenerali.com 28/07/2020)

 




(Antonio Audino, Sole24ore 26/07/2020)

 


 

POKER A KILOWATT  '20: QUOTIDIANA, MAZZARELLI, PERINELLI, BORGIA

SANSEPOLCRO – […]Nella nostra analisi ci soffermeremo su quattro interessanti proposte che, per ragioni diverse, ci hanno solleticato, incuriosito, attirato, avvinto.
L'analisi della realtà, dei suoi conflitti e delle sue crepe sono i nodi sui quali lavorano da sempre i Quotidiana.com, duo riminese che sfalda la banalità, s'intrufola nei nostri tempi bui e grigi, tenta di dar luce (a volte fuoco) alle pochezze e piccolezze del nostro immaginario collettivo. Ci svelano, ci scompigliano, ci scuotono. La loro poetica è intrisa di cinismo e sarcasmo, di freddezza come di fine intelligenza. Questo “Tabù” ha per sottotitolo la frase più bella di tutta la drammaturgia: “Ho fatto colazione con il latte alle ginocchia” che ricorda la noia, espressa anche dalla loro (non) recitazione neutrale-candida senza accenti che spiazza, ma anche il sesso dal quale parte tutta la loro riflessione che diviene elenco dei non detti della nostra società che si ritiene così evoluta ma che, constatando soprattutto gli ultimi tempi, sta facendo grossi passi indietro in termini di tolleranza, accettazione, integrazione, libertà di pensiero. Sempre uno davanti all'altro, sempre graffianti, i silenzi così debordanti, quel sottovoce che quasi imbarazza. Il format è il loro marchio di fabbrica, il registro è riconoscibile, le risate, come le frasi ad effetto cariche di ironia sprezzante e di veleno, si sono ridotte, come asciugate. La narrazione è ancora acida, urticante nell'esporre il ventaglio di temi o termini dei quali è meglio oggi non parlare: la menopausa, la depressione, il suicidio, il fine vita. Esprimono meno potenza entusiasmante, sparano meno botti ma la disperazione di sottofondo è ancora lì a farci bestemmiare sottovoce. Sono grilli parlanti per una danza immobile, una placidità che non si fa morbidezza, parole incastonate low profile, rispetto al passato meno flash, meno gong, meno bang. La pistola però è ancora fumante. […]

(Tommaso Chimenti, recensito.net 22/07/2020)

 


 

“TABU’” DEI QUOTIDIANACOM: STRUMENTO DI CONTROLLO O SALVAVITA DELL’EQUILIBRIO SOCIALE?

Il Secsi Shop di prossima apertura di Santarcangelo di Romagna, col senno di poi, è lo sfondo ideale per il nuovo spettacolo dei Quotidianacom, alias Paola Vannoni e Roberto Scappin, che si presentano a Futuro Fantastico 2050 con la loro ultima creazione, Tabù. Un’anteprima dell’anteprima – oseremmo dire – questa di Tabù: lo spettacolo presentato a Santarcangelo è la short version della prima nazionale che il duo presenterà al Kilowatt Festival di Sansepolcro.
In un ambiente neutro, bianco, con solo il busto del “Filosofo” in bella mostra, i Quotidianacom con la loro ironia e sagacia che li contraddistingue da sempre analizzano il fenomeno del “tabù”, strumento di trasgressione per eccellenza. Il tutto parte dalla voice over di un hacker che si ritrova in possesso di “immagini e video compromettenti” e – in cambio della non pubblicazione – chiede una certa somma di bitcoin come segno di riscatto. Da lì Paola Vannoni e Roberto Scappin si interrogano, dialogano, scambiano opinioni e racconti – sempre nel loro stile, tra folgoranti battute e siparietti surreali che strappano sorrisi e ilarità – sul concetto del tabù: che cos’è in realtà? Uno strumento politico di controllo e oppressione o salvavita dell’equilibrio sociale? Non è che in realtà gli stessi tabù di cui siamo vittime-carnefici alimentano la “clandestinità dei desideri”? Non è che i tabù servono semplicemente a proteggere dalla “moralità” dei concetti che spesso non hanno alcuna attinenza con a moralità?

Lo spettacolo si lascia seguire con scorrevolezza, complice sia la tematica sia la bravura dei due attori che quasi “giocano” con il pubblico, coinvolgendolo con il pensiero in tutta la serie di racconti che il duo propone.
Un delizioso assaggio di quello che i più fortunati – presenti al Kilowatt Festival – vedranno per intero. Già, perché la storia continua…tra ironia e ilarità, marchio inscindibile dei Quotidianacom.

(Francesco Pace, corrieredellospettacolo.net 21 Luglio 2020)

 


 

Il futuro a Santarcangelo è fantastico fra tabù e Duran Duran

Futuro fantastico è la scritta che campeggia nell’area verde di Nellospazio – ovvero il parco ex imbosco delle passate edizioni -, parco in cui Santarcangelo Festival di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande ha trovato la formula distanziata ma empatica per dire no al diktat del Coronavirus e celebrare il cinquantesimo di un festival che nel suo dna ha la voglia di guardare al futuro. […]
L’ampiezza della piazza fa da contraltare all’intimità del negozio Secsi Shop (tappezzato di vetrofanie con noci di cocco sezionate) in cui la compagnia Quotidiana.com ha proposto TabùHo fatto colazione con il latte alle ginocchia. In mezzo il busto di Aristotele, ai suoi lati Roberto Scappin e Paola Vannoni che costruiscono un dialogo su ciò che è tabù: guardare un video porno, masturbarsi. Ma sono solo questi i punti di partenza di un ribalzo di idee, battute, freddure filosofiche che Scappin e Vannoni si rimpallano con ironia, con piccoli gesti di scioglimento del corpo, in una danza arlecchinesca che strizza l’occhio a un disvelamento su «tutto ciò che è oggetto di un divieto senza fondamento oggettivo o ciò di cui si preferisce non parlare». Ecco dietro le vetrine di quel secsi shop molto romagnolo si invita a parlare e pensare l’impensabile: tutto ciò con i Quotidiana.com accade con grande leggerezza e ironia.
Tabù – visto a Santarcangelo – è un lavoro la cui completezza sarà visibile nei prossimi giorni a Kilowatt a Sansepolcro. Nelle sue premesse si tratta di un’operazione drammaturgia intensa e interessante che rimane a lungo in mente per la capacità di fornire non risposte ma proporre interrogativi. […]

(Nicola Arrigoni, sipario.it 17 luglio 2020)

 


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