Incontro del TEATRO ASSENTE di sabato 14 giugno 2014 – Jesi (An)

Non è perché le cose sono difficili che noi non osiamo,
è perché non osiamo che sono difficili.

Sabato 14 giugno si è tenuto presso lo spazio Jes! di Jesi, messo a  disposizione dalla compagnia Sineglossa, il primo incontro del Teatro  Assente convocato da Roberto Scappin della compagnia   quotidiana.com.

Hanno partecipato all’incontro n. 10 compagnie teatrali con 17 presenze e tre ospiti che hanno chiesto di presenziare all’appuntamento.

Gli interventi e le considerazioni emerse sono così rissumibili:

 -) Gli organismi istituzionali teatrali più o meno stabili si sono quasi del tutto disinteressati all’ondata creativa delle giovani e ormai non più giovani generazioni, e della quasi totalità del fermento innovativo ospitato nelle nicchie dei festival estivi.

Questi grandi organismi teatrali devono diventare gli incubatori del futuro teatro.

È tempo di aprire le porte dei Teatri Stabili pubblici, privati, di innovazione alle nuove realtà del contemporaneo, offrendo loro spazio prove, residenze, contributi alla produzione e la possibilità concreta di abitare lo spazio del teatro pubblico da protagonisti e non da marginali comparse.

Per ottenere questi risultati occorrono azioni e strategie da individuare insieme e condividere nel prossimo futuro;

-) importanti tentativi nella direzione di un rinnovamento del sistema teatro – tra tutti il Convegno di Ivrea del 1967 – sono naufragati in gran parte “per l’effettiva povertà di risultati pratici sortiti dalle giornate di lavoro”.

Da qui la necessità di non immaginare un cambiamento attuato con la stesura e la sottoscrizione di documenti, ma con azioni visibili e fruibili dal più ampio numero di persone. L’obiettivo che si propone va a individuare nell’attuale legislazione e nell’ingerenza della burocrazia politica e amministrativa l’origine dell’immobilismo del Teatro pubblico.

Se da una parte, infatti, il Ministero sembra favorire “il costante rinnovamento dell’offerta teatrale italiana, promuovendo l’innovazione nella programmazione […] e sostenendo vari linguaggi teatrali”, dall’altra stabilisce requisiti “quantitativi” di accesso che con l’attuale sistema teatrale sono pressoché inarrivabili, escludendo così “volontariamente” la quasi totalità degli interpreti del nuovo teatro contemporaneo.

L’attuale riforma del FUS non porta, di fatto, elementi migliorativi.

-) non dobbiamo porci con atteggiamento vittimistico e autocommiseratorio né tantomeno pervasi da un sentimento di inutilità, bensi esigendo di non rimanere più esclusi dai teatri pubblici ai quali riteniamo di avere diritto di accesso;

-) è necessario far comprendere che il nostro teatro è facile – non semplicista o sempliciotto, o criptico e dal punto di vista politico indicare i criteri per identificare la “qualità”;

-) occorre attivare e coordinare una controinformazione attraverso più canali, che documenti e denunci la reale natura del sistema teatro in contrapposizione a quella fornita dagli organi ufficiali, in particolare per svelare: il monopolio dei gruppi di potere che intercettano la quasi totalità del finanziamento pubblico e la loro complice disattenzione che volontariamente o meno rischia di spegnere le nuove creatività del teatro contemporaneo.

 

MODALITÀ OPERATIVE EMERSE NELL’INCONTRO

Le azioni individuate dovranno muoversi su due livelli:

1°_  giuridico
2° _ etico/poetico

Entrambi si esplicano attraverso la denuncia:
prendere la parola e aprirsi al mondo.  Gli artisti devono parlare.
AZIONI PRATICHE:

a)       Chiedere l’emanazione di una nuova Legge  per lo spettacolo dal vivo o lamodifica dei “criteri e modalità di erogazione contributi…” del D.M. 12.11.2007:
-  la Legge attualmente in vigore è la n. 163 del 30 aprile 1985: “Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo – Istituzione del Fondo unico per lo spettacolo “- FUS.

Una nuova Legge dovrà essere emanata come legge quadro regionale e non più statale.  (Dopo la riforma costituzionale avvenuta con la legge 18/10/2001 n. 3,  la categoria delle leggi quadro formalmente non esiste più).
Lo Stato dovrebbe quindi dichiarare solo i principi di fondo.

La nuova legge dovrà essere emanata alla luce delle pratiche artistiche ormai consolidate che fino ad oggi non sono state intercettate, riconoscendo la peculiarità e del teatro contemporaneo (almeno) al pari del teatro di tradizione;
-  chiedere la modifica del Decreto Ministeriale 12 novembre 2007 che stabilisce “Criteri e modalità di erogazione di contributi a favore delle attività teatrali… di cui alla Legge n. 163″ (decreto con carattere transitorio in attesa che tale materia sia affidata alle regioni).

È  un Decreto che solo in apparenza sembra voler sostenere il teatro di innovazione – vedi l’art. 3 commi a), d), e) – poiché di fatto, citando le contraddizioni più eclatanti:
- stabilisce parametri di accesso al finanziamento che sono inarrivabili per la tipologia della maggioranza delle compagnie del contemporaneo;

- stabilisce che i teatri pubblici che beneficiano del FUS debbano includere nella loro programmazione solo 1 (due con la riforma) spettacoli del teatro di innovazione.

Si è inoltre proposto di individuare una consulenza qualificata per verificare la sussistenza di presupposti per dichiarare l’incostituzionalità di questo D.M. Questo aspetto del decreto andrebbe forse ricercato (ad esempio) nella possibilità che si sia attuata una discriminazione nei confronti del teatro di innovazione privilegiando e favorendo il teatro di tradizione.

b)     Produrre e condividere i contenuti da diffondere e attivare una rete di controinformazione serrata attraverso i canali social media (e altri da individuare) così da creare un vero e proprio bombardamento di dati che rifletta le anomalie del sistema e ottenere un dibattito non transitorio su questo problema.

c)      Coinvolgere osservatori e intellettuali italiani ed esteri che come noi avvertono la necessità di un rinnovamento del sistema teatro per la stesura di un documento di denuncia;

d)     Organizzare pacifiche e ripetute irruzioni pubbliche per veicolare i contenuti del Teatro assente: c’è un mondo che ne copre un altro illegittimamente.

 

OBIETTIVI

Vincolare gli interlocutori (la politica, i legislatori) a dare risposte, creando con le nostre azioni delle fratture e delle contaminazioni nel sistema, squarciando la coltre protettiva eretta dai vari centri di potere.

Le azioni pubbliche sono determinanti affinché il dibattito su questi temi acquisti  rilevanza nel panorama culturale nazionale.

Ad ognuno dei gruppi del teatro contemporaneo interessati a partecipare chiediamo di aderire a una o più di queste proposte, assecondando la visione plurale degli artisti interessati alle questioni sollevate e le modalità che più si confanno a ciascuno.

Potete già segnalare via mail la volontà di prendere parte attivamente a una o più azioni, oppure comunicarlo nel prossimo incontro del Teatro Assente.

Il 2° incontro del Teatro Assente si terrà sabato 19 luglio 2014 a Santarcangelo di Romagna presso la nuova Biblioteca Comunale (prospiciente la P.zza Ganganelli) – “Sala Antonio Baldini” (2° piano).

La convocazione è per le ore 11,00. Con una breve pausa pranzo si proseguirà fino alle 17,30 ca.

AVVISO DI AUTOCONVOCAZIONE

Agli autori di teatro esclusi dai palinsesti della tradizione

Azioni per una rivoluzione del sistema teatro

 

Stagione Teatro Stabile di Bolzano 13/14
Teatro assente: Daniele Timpano, Matteo Latino teatrostalla, Roberto Mercadini, Menoventi, Le Brugole …

Stagione Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia 13/14
Teatro assente: Psicopompo teatro, Kronoteatro, Carullo Minasi, Kinkaleri, Claudio Morganti, ErosAntEros, Garbuggino Ventriglia…

Stagione Teatro Stabile di Torino 13/14
Teatro assente: Sacchi di sabbia, AstorriTintinelli, Andrea Cosentino, Biancofango, 15 Febbraio, Korekanè, Piccola Compagnia Dammacco…

Stagione Centro Teatrale Bresciano 13/14
Teatro assente: Deflorian/Tagliarini, Accademia degli Artefatti, Capotrave, Scena Verticale, Gli omini, La Danza Immobile…

Stagione Piccolo Teatro di Milano 13/14
Teatro assente: Teatro Sotterraneo, Macelleria Ettore, Triangolo Scaleno Teatro, Città di Ebla, EmmeA teatro, Phoebe Zeitgeist, Aretè Ensemble…

Stagione Teatro Stabile di Genova 13/14.
Teatro assente: Marco D’Agostin, Tony Clifton Circus, Teatro Giullare, Elvira Frosini/Kataklisma, Indigena teatro, Motus …

Stagione Teatro Stabile del Veneto 13/14.
Teatro assente: Fanny & Alexander, Fibre Parallele, Teatro dei Venti, Odemà. Compagnia Bluscint, babygang, Con-fusione…

Stagione Emilia Romagna Teatro 13/14.
Teatro assente: Lisa Ferlazzo Natoli,  Eleonora Danco, Teatro Minimo, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, Teatrino Giullare…

Stagione Teatro Metastasio di Prato.13/14
Teatro assente: Punta Corsara, Berardi Casolari, Piccola Compagnia della Magnolia, Teatro Magro…

Stagione Teatro Stabile dell’Umbria 13/14.
Teatro assente: Teatroi, Teatro Forsennato, gruppo Nanou, Codice Ivan, Francesca Proia …

Stagione Teatro Stabile delle Marche 13/14.
Teatro assente: Gogmagog, Teatro Patalò, inQuanto Teatro, Sineglossa, Silvia Costa, Instabili vaganti, Silvia Rampelli…

Stagione Associazione Teatro di Roma 13/14.      
Teatro Assente:
Danio Manfredini, Cristina Rizzo, pathosformel, Masque Teatro

Stagione Teatro Stabile d’Abruzzo 13/14.
Teatro assente: Muta Imago, Fagarazzi & Zuffellato, Cosmesi, Teatro delle Moire, Vico QuartoMazzini…

Stagione Teatro Stabile di Napoli 13/14
Teatro assente: Saverio La Ruina, Idiot Savant/Ludwig, Vincenzo Schino, mk…

 Stagione Teatro Stabile di Palermo 13/14.     
Teatro assente:
Re Spirale teatro, Teatro delle apparizioni, Reggimento carri, Vucciria teatro, Riccardo Goretti…

Stagione Teatro Stabile di Catania 13/14.       
Teatro
 assente: Tutti quelli che non abbiamo citato e si sentono parte in causa.

Poi ci sono i teatri stabili privati, i teatri stabili di innovazione, i circuiti teatrali… i cartelloni delle stagioni teatrali finanziate dal Ministero possono cambiare. Con tutti coloro che risponderanno a questo avviso si individueranno azioni che conducano ad un mutamento della situazione paralizzata del sistema teatro. Gli interessati a questo appello possono chiamare il numero 338 8474454 – oppure scrivere a:  quotidiana@alice.it per il coordinamento dell’incontro.

Roberto Scappin per quotidiana.com

Matti da piegare

Chi sono i matti? Coloro che sollevano il coperchio del crogiuolo degli inganni e ci liberano per un istante l’aria dai gas narcotici dell’inciviltà del bon ton.

Perché lo fanno? Perché è ovvio per i matti dire ciò che si vede: un fiore, un cane, una testa di cazzo. Chi non è matto descriverebbe le stesse immagini: un fiore di campo, un cane randagio, un uomo distinto. L’inciviltà del bon ton. La manipolazione della realtà attuata con il preciso scopo di fare impazzire i matti.

Che non rinunciano a ribadire che quello lì è proprio una testa di cazzo. Se accettassero di piegarsi al dettato comune ammettendo che quello lì è, in effetti, a conti fatti, un uomo distinto, sarebbero accolti a braccia aperte nella società incivile. I matti sono testardi. Maledettamente ostinati. Parlano senza tenere in alcun conto lo scompiglio che provocano con le loro affermazioni. Non c’è altro modo per farli tacere che emarginarli, deriderli, sottometterli all’empietà di una specie simile alla loro, ma dallo sguardo profondamente alterato e corrotto dalla presunta necessità di compiacere, ungere, assecondare i crimini dell’umanità, che non sono solo quelli eclatanti di cui si commemora il ricordo, ma i tanti crimini quotidiani che impoveriscono, mortificano, trafiggono l’umanità più debole e autentica. Chi vuole sopravvivere nell’inciviltà del bon ton deve guardare solo dove indicano le frecce, dire solo ciò che dicono i giornali, fare solo ciò che fanno i protagonisti degli spot pubblicitari, pensare solo quanto basta per valutare se il verduraio ti sta fregando o no. In questo modo non si corre il rischio di passare per matti.

 

Una volta c’erano gli artisti che graffiavano con adorabile irriverenza i volti artificiali della menzogna, smascherando le derive del potere e l’idiozia di chi dalle promesse di quel potere era catturato. E’ probabile che oggi gli artisti preferiscano sacrificare lo spirito eversivo a qualche vantaggio economico piuttosto che essere ricordati post mortem dopo una vita da poveracci. C’è una certa saggezza in questo. Come dargli torto? Oggi gli artisti hanno assunto altre sembianze, altre maniere, sono intellettuali perfettamente inseriti nel sistema piuttosto che mine destabilizzatrici del senso comune e del comune idiota. Si muovono con destrezza e savoir faire nei salotti radical chic dove non lasciano più orme alla cacca di cane, parlano sottovoce come bigotte stremate alla fine del rosario e sostengono ancora quella imputridita sinistra che ha concesso a Berlusconi di farsiicazzisuoi per vent’anni. Si ritraggono e si indignano di fronte ai sventurati artefici delle sempre più rare forme di agitprop, che emarginano e additano alla stregua, appunto, di matti. Dobbiamo quindi dire addio alle avanguardie eversive e suicide? Se la categoria degli artisti è stata ormai completamente assorbita dall’inciviltà del bon ton, se non vi è più traccia di gruppi in aperta polemica con il potere, probabilmente sì. Se così non fosse, sarebbe impensabile che la deriva sociale e culturale di questa epoca non fosse bestemmiata e sovvertita, anziché digerita, metabolizzata e defecata in ordinata sequenza. Ma se la comunità degli artisti riposa nel limbo incolore e inodore dell’estraniamento a oltranza, chi si incaricherà di rovistare nel pattume del potere e rigettare al mittente i resti amputati dell’infanticidio del nostro futuro? Le casalinghe, gli operai, i disoccupati, gli anziani? Probabilmente tra loro nasceranno le avanguardie del domani. Già oggi, con la loro presenza, le loro parole, i loro sguardi, ci dicono che sono abbastanza matti per farcela.

Qualcosa di populista

2 dicembre 2012 -

Una vita senza condanne è una vita non spesa.

Fare parte del popolo degli onesti – o tali in linea di massima – ti esclude da tutta una serie di opportunità e privilegi di cui non ti puoi avvalere.

In vista delle prossime elezioni, come una sorta di purificazione, il governo italiano ha deciso di indossare il vestito nuovo, peccato che le mutande siano le stesse del ventennio.

Con un po’ di affanno visto il tanto lavoro da fare, che non impedisce però al Consiglio dei Ministri di iniziare la seduta con un’ora e mezzo di ritardo, si sta cercando di approntare – con sagacia criminale – un decreto per l’incandidabilità dei condannati.

C’è però il rischio di escluderne troppi, di azzerare le nomination, così si è stabilito un tetto, una sorta di franchigia al contrario: non è candidabile a cariche politiche elettive colui/colei che ha subito una condanna definitiva superiore a quattro anni.

Manica larga, molto larga per un governo così rigoroso quale il governo Monti. Ma tanto noi cittadini  che ne sappiamo?

Sapete quanti reati possono rientrare nella pena fino ai quattro anni? La corruzione ad esempio, che è il reato più in voga tra deputati e senatori. Ciò significa che il decreto mantiene in gioco questi “signori”, oltretutto legittimamente.

Se poi si aggiunge che già esiste una legge che prevede l’interdizione dai pubblici uffici per condanne fino a tre anni, che bisogno c’era di farne un’altra che addirittura dilata i margini di tolleranza a quattro?

Forse perché Silvio Berlusconi, condannato in primo grado a quattro anni nel processo Mediaset, se condannato in via definitiva, rischia l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.

Anche il governo Monti sta fottendo gli italiani, un colpo basso dopo l’altro. E c’è ancora chi si chiede da che parte sta.

Pensa per te

A chi punta il dito, a chi indaga sui motivi dell’operato altrui viene solitamente attribuita la presunzione di considerarsi migliore.

Ogni posizione intransigente circa il rispetto delle regole viene comunemente percepita come anomala.

Il PERDONO sembra l’orientamento dilagante nel Paese Italia, con la benedizione dell’Apostolato che si sente orgogliosamente artefice di questa civile redenzione, resa, rassegnazione, ai crimini e misfatti che quotidianamente ancheggiano sotto i nostri occhi, sempre più seducenti per la sfacciataggine con cui si mostrano e per il mistero in cui sanno dissolversi, senza che alcun essere vivente abbia potuto fino in fondo contrastarli. Anzi, se qualcuno osa contrastarli di certo sta perpetrando una oscura e ignobile persecuzione.

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